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Una canzone per dare Dio...

Una riflessione sulla canzone d’autore religiosa

Una riflessione sulla canzone d’autore religiosa a partire dalla canzone napoletana dell’epoca d’oro per trovare le proprie radici ed inventare un equilibrio nuovo tra “le componenti genetiche della canzone”.

(di don Mimmo Iervolino)

 

canzonecasoria22Se mai avete preso tra le mani testi sulla storia della canzone italiana, specie quello di F. Liperi o di G. Borgna, vi accorgerete, che si parte da molto lontano ed uno dei passaggi obbligati è la canzone napoletana. Al di là dei vari generi che la napoletanità ha coniato in passato, come la villanella, la tarantella, quello che mi colpiva di più è che l’espressione canora a Napoli è stata una sorte di beneplacito divino, un dono di grazia che trasversalmente “ha occupato” tutti gli strati sociali, dai nobili ai poveri cristi. Un cromosoma in più, quello musicale per l’appunto. Quasi che la canzone fosse un luogo di socializzazione, di ritrovo ludico e di costruzione del costume sociale, di quella coscienza collettiva che genuinamente ne rispecchia le peculiarità. Non tutta la canzone napoletana però ha avuto tanta fortuna. Infatti si parla di un’epoca d’oro che andrebbe dal 1880 anno in cui nasce Funniculì funniculà, fino al 1920, quando col fascismo la canzone dialettale andrà perdendosi per far posto a quella italiana e la canzone napoletana perderà il primato indiscusso…

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Updated: 23 settembre 2014 — 11:40

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